La nuova L'Aquila e la sfida della ricostruzione
Un primo elemento di riflessione emerso nel corso del convegno riguarda gli aspetti legati all'informazione e in particolare alla comunicazione istituzionale. Le azioni intraprese dalle istituzioni coinvolte nella gestione dell'emergenza e nel governo della ricostruzione non riescono a fornire un quadro organico di interpretazione, la rappresentazione di uno scenario per mezzo del quale i cittadini, e in particolare le popolazioni colpite, possano rispondere alle domande che tutti ci stiamo ponendo sul futuro della città.
È stato sottolineato il fatto che alcune scelte risultano particolarmente incomprensibili poiché frutto di processi decisionali che non hanno fatto lo sforzo di interpretare le realtà locali, di interrogarsi su “cosa i cittadini si aspettano dalla ricostruzione e come immaginano che questa possa avvenire”.
Questa è una critica che viene rivolta in particolare al decreto legge in discussione in parlamento, caratterizzato da un impianto che tende a segmentare il problema generale, con la inevitabile perdita degli elementi di complessità e di visione.
Il problema dell'informazione coinvolge tutte le attività legate a emergenza e ricostruzione e dall'assenza del quadro di riferimento scende fino ai dettagli degli interventi. Tra quelli in atto è stato analizzato il processo di individuazione delle localizzazioni e degli espropri. Le scelte fatte sembrano il frutto di un'analisi che non ha considerato, per ragioni che sarebbe interessante conoscere, i beni pubblici dismessi. Così come non sembra che le localizzazioni abbiano considerato la struttura sociale della città di L'Aquila e dei paesi circostanti, elemento dal quale prende forma, quando unito al patrimonio architettonico e artistico, la carta d'identità della città e del suo territorio. Una “struttura complessa”, le ragioni del vivere e dell'essere “una città” che non potranno essere preservate integralmente ma che crediamo debbano essere considerate in un progetto di ricostruzione.
Alla scarsità di elementi di informazione si sovrappone lo scarso impegno nella riflessione. Non c'è o non è visibile il dibattito sui temi fondamentali: ambiente, urbanistica, società, lavoro, economia. Di questo non si chiede conto soltanto alle istituzioni, che pure ne sono responsabili, ma anche al mondo della stampa, in particolare quella specializzata, alle università, agli istituti di ricerca. Qual è il freno che impedisce agli osservatori dell'economia di considerare la ricostruzione integrale di un capoluogo di regione dal punto di vista socio-economico, commerciale, industriale, micro e macroeconomico? Non è forse questo il momento per tentare di leggere in chiave previsionale come la ricostruzione della città di L'Aquila si inquadra nel contesto della grave crisi economica in corso? Oppure aspettiamo che la grande opportunità, o il grave problema, diventi materia degli storici?
Un altro aspetto che ha trovato spazio nel convegno è il deroga. Trattato solo marginalmente nella critica alla deroga al regime vincolistico di natura paesaggistica e ambientale contenuto nella delibera del Consiglio Comunale di L'Aquila sui “Criteri per la localizzazione e realizzazione di manufatti temporanei”, questo è uno degli elementi che caratterizzano la ricostruzione nei tempi e nei modi dell'emergenza, confondendo due piani nella realtà molto diversi tra loro ma affrontati con lo strumento della “gestione straordinaria”. Sarebbe bene approfondire questo aspetto fino al punto di distinguere ciò che riguarda l'emergenza da ciò che è ricostruzione, se necessario distinguendo anche la relativa produzione normativa.
Aggiungiamo che la deroga è uno degli elementi portanti del decreto del 28 aprile “Interventi urgenti in favore delle popolazioni colpite dagli eventi sismici nella regione Abruzzo ...”; deroga alla legge sulla trasparenza nel procedimento amministrativo, deroga al codice dei contratti, deroga al codice dell'ambiente, deroga alla normativa vigente in materia di espropri. Se la deroga è comprensibile, auspicabile o necessaria in molti casi, com'è la gestione dell'emergenza a L'Aquila, forse non ha motivo di essere usata per la gestione della ricostruzione. In ogni caso sarebbe certamente importante e utile che le ragioni della sua adozione nel processo di ricostruzione venissero spiegate adeguatamente.
Enrico Colaiacovo
Comitato civico per Un Manifesto per L'Aquila
Vota questo post



Ultimi commenti